Recensioni#1 - Guantini

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Romano Guantini: un grande artista toscano


Romano Guantini è stato un grande interprete dell'arte contemporanea, esempio clamoroso di una creatività senza freni ne' pastoie, di un talento naturale sostenuto da una tecnica straordinaria che, incredibilmente, aveva sviluppato in maniera del tutto autonoma, senza il supporto di scuole d'arte o di accademie. Eppure alcuni dei pittori ed incisori più significativi della seconda metà del Novecento, con cui ha mantenuto, a lungo, rapporti di amicizia e di lavoro, non hanno esitato a giudicarlo un vero e proprio maestro, capace, oltretutto, di esprimersi con una gamma vastissima di linguaggi. Di eccezionale bravura nell'arte grafica, formatosi alla scuola dei grandi disegnatori di tutti i tempi, la sua particolare tendenza ad un'analisi disincantata e, quasi sempre, caustica, della realtà, analizzata, normalmente, più attraverso i vizi che le virtù, fa sì che lo si possa accostare a grandi nomi del passato come Bosch, Schongauer, Goya, Daumier, Grosz.... Fra i contemporanei in senso stretto, la sua vena satirica ed una chiara tendenza alla deformazione grottesca dei personaggi, lo avvicinano particolarmente a Mino Maccari con cui Guantini, oltre ad una lunga amicizia, condivise esperienze importanti, soprattutto nel campo dell'incisione. Ma, al di là dei richiami, in sostanza inevitabili, nel caso di un pittore come il nostro che, nella sua voracità culturale, poco o niente aveva trascurato dell'immenso oceano dell'arte, in tutta la vastissima produzione, frutto di un'attività, mai interrotta, di oltre sessant'anni, emerge soprattutto la sua assoluta originalità, oltre all'ampia tipologia dei soggetti. Poco incline al paesaggio e alle nature morte che, in ogni modo risolve in maniera del tutto atipica, magari creando strane "Fruttiere antropomorfe", è l'uomo che lo interessa, in tutte le possibili declinazioni comportamentali, soprattutto quelle che, più che "deificarlo", ne evidenziano le componenti meno nobili. La visione di Guantini è, quindi, decisamente "umanistica", nel senso che l'uomo è (citando il famoso homo sum di Terenzio) realmente al centro di tutte le sue opere, non nel ruolo di un improbabile demiurgo, ma colto nella sua fragilità, nei suoi difetti, nei suoi vizi, in una dimensione metastorica dove c'è spazio per ninfe, centauri, gorgoni, mostri leviathanici, creature mitologiche straordinariamente attualizzate, talvolta mirabilmente riprodotte negli ovali di letti antichi. In questo universo compaiono anche generali, politici, pittori e modelle, frati e vescovi, suore e monache, colti nelle loro più che umane debolezze, non di rado nell'atto di cedere, ma in modi del tutto inusuali, alle lusinghe della carne. Persino nei confronti di quel mondo lavorativo di cui faceva parte, Guantini, uomo certamente non di destra, non lesina critiche taglienti e molte delle sue immagini, così lontane dalla retorica di tanti artisti "organici" del tempo, anticipano profeticamente la futura, drammatica crisi della classe operaia. Nonostante tutto nella sua arte non c'è traccia di moralismo: i vizi, da cui nessuno sembra essere indenne, sono analizzati impietosamente, stigmatizzati, messi alla berlina, ridicolizzati ma senza nessuna volontà di ergersi a giudice, semmai con un atteggiamento che è quello dello spettatore/complice. Con l'aggiunta di un tocco di "ordinaria follia" e di geniale incongruenza che illumina la sua opera e la innalza alla dimensione della vera grandezza. Eternamente alla ricerca di nuovi traguardi, con la caratteristica costante di non accontentarsi dei grandi risultati ormai acquisiti che gli avrebbero consentito, col minimo sforzo, di vivere (artisticamente) di rendita, ha sempre rivendicato con orgoglio la propria libertà rifiutando gli inevitabili compromessi imposti dal mercato. Questa sorta di auto emarginazione lo ha di fatto escluso da una maggiore notorietà che avrebbe ampiamente meritato e lo ha relegato nel ruolo (a lui certamente non sgradito) di artista "di nicchia". In compenso non gli sono mancate gratificazioni di altro genere. Oltre alle centinaia di opere presenti in collezioni private, negli anni '90 del secolo scorso, il Gabinetto Disegni e Stampe della Galleria degli Uffizi di Firenze, acquisì un numero cospicuo di lastre, disegni, incisioni, puntinati (circa 80), riconoscimento senza dubbio prestigioso. A proposito dei cosiddetti "puntinati" devo precisare che si tratta di una tecnica particolarissima, probabilmente di sua invenzione e, per descriverla meglio, mi sembra opportuno utilizzare le parole di Attilio Galiberti, curatore del catalogo della grande mostra che i comuni di Piombino, Siena e Pienza dedicarono a Romano Guantini nel 1998. ... Dopo il trauma conseguente alla perdita di oltre cento lastre incise (in seguito all'allagamento della stamperia Il Bisonte durante l'alluvione di Firenze del novembre 1966 n.d.a.) e la conseguente interruzione di ogni attività incisoria, egli sperimenta una nuova tecnica disegnativa, quella della "penna a sfera", per le enormi potenzialità risolutive che essa possiede in fatto di chiaroscuro. Tale decisione si basa su un'esigenza grafica fondamentale: ottenere nello sfumato la morbidezza e la trasparenza che la tecnica dell'acquaforte non gli può dare, essendo resa, nella fase di stampa, con punti e tratti neri, o comunque di colore pieno, privi, cioè, di trasparenza, anche se i punti o i tratti sulla lastra sono stati morsi debolmente con l'acido....L'uso della penna a sfera permette a Guantini una grande possibilità di sovrapposizione e quindi di variazione dell'intensità delle ombre: ci sono puntinati di densità indecifrabile per la resa chiaroscurale delle figure.... Ne risulta una resa chiaroscurale di grande morbidezza e insieme di grande raffinatezza, che serve a Guantini per rendere i volumi e le rotondità dei corpi delle sue complesse composizioni, sempre costruite e sapientemente strutturate per dare maggiore significanza e pregnanza ai contenuti. Esistono tuttavia dei limiti o meglio degli inconvenienti in questa tecnica: ovviamente non si può cancellare, come d'altra parte nell'incisione, si deve controllare la temperatura della penna, che può fare punti più larghi ed irregolari se l'inchiostro si riscalda, si deve dosare la pressione della punta sulla carta. Limiti ed inconvenienti che Guantini è andato sempre più controllando, fino ad arrivare ad una perfezione chiaroscurale sorprendente, talora anche in opere di grande formato e di insuperabile complessità. ... L'esecuzione di un disegno a penna a sfera di media grandezza comporta decine e decine di ore di lavoro. alla progettazione e alla costruzione della parte lineare del disegno, quasi mai estemporanea, generalmente tracciato con il lapis su una carta pesante,fa seguito il puntinato, talora eseguito in più tempi, ma sempre con uniformità di mano e di intendimenti...... Dalla mano sapiente e dalla creatività senza limiti del nostro artista nacquero dei veri e propri capolavori, frutto di un lavoro lungo e faticoso per le energie sia fisiche che mentali e, soprattutto, per gli occhi. Per questo motivo negli ultimi anni questa tecnica fu progressivamente abbandonata a favore di un incremento significativo della pittura ad olio. Nella sua vastissima produzione spiccano anche numerose opere di soggetto erotico, a partire da quelle, ormai lontane nel tempo, ispirate ai sonetti di Berni, Aretino e Belli fino alle ultime, di pochi anni fa, nelle quali l'eleganza e la raffinatezza delle forme ha finito per togliere ogni scabrosità alle situazioni affrontate. Data l'importanza di questa particolare tematica in cui il nostro artista può essere considerato un vero e proprio maestro, la moglie, i figli e gli amici che hanno curato questo sito, hanno deciso di inserirne, nel presente catalogo, una significativa testimonianza. Voglio, infine, precisare che la vasta selezione di opere di seguito riprodotte, pur toccando i vari periodi e quasi tutte le tecniche utilizzate dal maestro, non possono dare che un'idea incompleta della sua bravura e del suo inarrivabile magistero. Un sentito ringraziamento va poi a tutti coloro che, con la loro grande competenza ed acume di critici e storici dell'arte, hanno voluto valorizzare questo straordinario artista, mettendone in evidenza le caratteristiche uniche, con la volontà di consegnarlo all'apprezzamento delle future generazioni.


Pablo Gorini  





Silloge critica


Il Guantini incisore. ..... Come un artigiano-artista del Quattrocento sa che l'arte è prima di tutto tecnica e lavoro, che è studio e maditazione sul passato. E ha guardato le incisioni tedesche di Schongauer, di Durer, dal segno forte, espressionista; ha studiato le sfumature di Rembrandt, i suoi chiaroscuri impalpabili; si è infiammato ai "capricci" di Goya, alla sua foga drammatica, quasi ai confini col surreale; si è sentito alleato di Daumier, della sua satira scoperta e grottesca, senza più il velo obbligato dell'allegoria.Sono nate così queste lastre che Guantini presenta per la prima volta, come quelle già pubblicate di commento alle poesie di Trilussa o ai celebri "Dubbi" dell'Aretino; e quelle sulla Chiesa rappresentano la sua ultima fatica. Un discorso e un ragionamento unitario e coerente... lastre prima pensate lungamente e poi elaborate, sofferte con tenacia impeccabile, divenuta sempre più rara ai nostri giorni. 'E un linguaggio difficile, sotto metafora; una lezione severa, graffiante, senza mezzi termini o parole velate, fatta per quelli che sanno ancora ridere in profondità, facendosi l'esame di coscienza......... Guantini, da provetto burattinaio,crea i suoi fantocci ma non si diverte ne' si erge a supremo giustiziere. I suoi fratoni, in apparenza laidi e blasfemi,le sue suore procaci e muscolose, avvinghiate in piacevoli cavalcate, i suoi mostri di lucida alienazione, siamo anche noi, umanità scatenata e blasfema, alla ricerca di una verità; sono una proiezione dei riposti meandri del subcosciente. Sotto l'apparenze bestemmia, sotto l'apparente scatenamento di sesso si nasconde un severo giudizio morale,la nostra ansia, la nostra inestinguibile infelicità.......

Mario Bucci, 1976






 
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