Recensioni#2 - Guantini

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Un'altissima maestria tecnica per un mondo migliore


Guantini sa vivere e sa esprimersi nel buio avvilente della contemporaneità artistica, o meglio, pare volerci consegnare un "segno"che assume su di sé, come protesta, tutti i valori negativi di una stagione che ha smarrito il senso della bellezza e forse anche quello dell'etica. Forse egli nacque già così, propenso al gioco ironico, con dentro un'ansia espressiva che avrebbe coinciso con la denuncia dei valori sbagliati, con la pulizia di una verità che non poteva scendere ai quotidiani compromessi, ma che doveva porsi fuori dagli orpelli clericali dei bigotti, dalle cianfrusaglie delle decorazioni. E se un manierismo vogliamo comunque rintracciarlo nei suoi lavori, allora ricordiamo quello nobile dei Maestri, dal Pontormo al Rosso Fiorentino e al Parmigianino, fino (con un salto storico per nulla incoerente) ad un Goya o ad un Grosz, cioè quella "maniera" che a Guantini è abituale_solenne e impeccabile per maestria- e che emerge da aspetti particolari dei suoi disegni..... Una maniera che, per fortuna, non è bella solo nel senso classico, ma insolente, significativa e aperta a tutte le invenzioni figurali, solida come impianto e struttura, legata saldamente al sottofondo segreto che anima concettualmente i suoi fogli...... Guantini rimane legato alla figurazione ma sa andare ben oltre la sua riproducibilità, sa cogliere un nuovo rapporto fra regola e trasgressione, riesce a sconfiggere i vari pregiudizi linguistici e moralistici. Il suo "bello" artistico non ha niente di naturalistico perchè è la cultura che interviene a modificare l'apollineo e il grazioso per fare delle immagini i documenti di una verità artistica complessa e seducente quali, per esempio, appaiono le varianti espressionistiche....e qui sorge chiaramente il rapporto che le sue immagini vivono con la cultura e la storia, e anche con i valori positivi e negativi della contemporaneità. Alcuni critici hanno ricondotto il lavoro di Guantini alla memoria di Goya e di Daumier e anche al triste teatro blasfemo inerente alla vita dei nostri giorni: infatti i mostri sono lì, dovunque, con le nuove catene di montaggio e la cultura opprimente del telecomando di casa. ....ad estrema bassezza l'artista risponde con l'urgenza di una estrema sublimità. Addirittura in alcuni disegni dedicati ai "Dubbi amorosi" di Pietro Aretino si assiste ad una reinvenzione lineare e pudica di situazioni scabrose in cui il segno riesce a illimpidire le trame e a salvarle su ogni piano persino quando tendono al laido e al turpe, con il richiamo alla "misericordia", alla "penitenza" e all"adorazione".......La mano di Guantini ha pochi uguali nel quadro della grafica italiana contemporanea e solo la scarsa e provinciale cultura dei benpensanti di ogni stagione ha impedito che la sua arte potesse assurgere ai piani alti della poesia incisoria e disegnativa....Quando interviene il colore la drammaticità dei fogli assume l'aspetto delle allucinazioni reali, gli interni divengono luoghi di misfatto, la plasticità ne guadagna funzionalmente. Emerge meglio il ruolo del segno nero, miglira la velocità dell'invenzione grafica, la gentilezza del ghirigoro, la tenerezza di un volto, la singolarità di un tocco materico che trascina sul piano grafico l'ombra probabile della pittura. ....Unitamente ai fogli dedicati ai bambini, all'innocenza reale, al cavallino e al giocattolo, al fanciullo che fa la piroetta tra i nastri, alla capra pregna che sembra scacciare la memoria di qualsiasi perversione adulta, di qualsiasi santo e diavolo, di qualsiasi modella capovolta, di qualsiasi mostro rampante. Qui la "bestia e la bella" trionfano, talvolta il toro cade perchè colpito da pietà o da orrore, i corpi si frantumano e il bellissimo nudo si accorda finalmente con i violini, le maschere, le anguille e i mobili, mentre le madonne senesi accarezzano teneramente bambini di contrada.....Forse ha ragione Enzo Carli quando azzarda che, nell'uomo Guantini- tranquillo galantuomo di famiglia- viva una "sorta di inquietudine demoniaca, tra sesso e ironia, e magari con un pizzico di follia": una follia "ragionata"-aggiungo io- che gli nasce dentro di fronte allo spettacolo che l'umanità gli va offrendo, con i suoi scenari disonorevoli, i suoi crudeli dissidi bellici, i suoi allucinanti pseudo valori legati al potere, alla violenza, all'arida tecnologia, al selvaggio uso degli strumenti di guerra....Ma a noi deve interessare soprattutto l'alto magistero grafico del Guantini, quel segno che non vive di confusa gestualità ma di interiore misura classica, che rispetta l'armonia e la misura anche quando deforma le immagini, che dona ai volti delle Madonne o degli animali o dei mostri una loro aggraziata e ironica perversione fisionomica per creare situazioni di alta drammaticità sessuale....  


Dino Carlesi, 1998



Per Romano Guantini


Essendo evidente che le potenzialità espressive di Romano Guantini si affidano, anzichè al colore, ad una chiara, salda e nitidissima resa della platicità e dei requisiti volumetrici di ogni forma apparente, appare indispensabile ricorrere ai suoi esordi artistici, alla sua costante attività di incisore nelle più diverse tecniche, dove domina incontrastato il disegno lineare, per capire l'essenza della sua arte. E viene fatto di domandarsi a che cosa si debbano il vigore, l'inconfondibilità delle costruzioni, e in fondo il magistero grafico di Guantini. Essi consistono a mio avviso nel segreto rapporto tra il tempo di esecuzione e la dinamica rapidità degli effetti visuali, nella capacità dei soggetti rappresentati di fare presa immediata in chi guarda con i loro pregnanti significati......Io non so quanto il Guantini impieghi a disegnare: ma se egli opera velocemente, è lento il suo tempo interiore ed è misura di una meditazione forse assai remota, di un'intima maturazione che sulla carta o sulla tela obbedisce solo ad una consumata destrezza di mano. Ma l'esito è sempre di una irresistibile fulminea velocità e sintesi illustrativa,, dove però i segni non sono mai guizzanti, le linee mai tremule ed inquiete, ma invece sono continui e disciplinati, come se corressero sulle rotaie di un binario; tuttavia carichi di un'intima, connaturata energia che non si estingue, non si placa, ma liricamente si prosegue nello spazio, provocando le più ardite, e spesso affascinanti, trasformazioni del reale.....Sono soprattutto i nudi ad attrarre il Guantini: nudi maschili e femminili (ma con predominio di questi ultimi, talvolta steatopigi con i loro glutei prorompenti, oppure dalle affusolate, lunghissime gambe e braccia), giustapposti, intrecciati, avvinghiati in mobili contorsioni della più strana ed assurda gestualità, di carattere spesso più conflittuale che erotico. E non soltanto le ignude membra vengono così a travalicare il vero, ma anche i volti, in cui, proprio per questa irrefrenabile virtuosità del segno, i lineamenti fisionomici si accentuano e tendono ad allungarsi con cristallina incisività di tratto, senza per questo assumere un aspetto volgarmente caricaturale....'E quella di romano Guantini una grande e solitaria personalità creativa, che pur modernissima nel suo personale linguaggio di sapore neoaccademico, non trova (o non riesco io a trovare) alcun riscontro, con l'arte e le correnti artistiche del nostro tempo. L'unico nome che per lui, e non senza incertezze e difficoltà, mi vien fatto di pronunziare, è quello del tardo quattrocentista fiammingo Hieronymus Bosch. Ma sono certo che altri nomi e più profonde ed acute precisazioni verranno da chi, più esperto di me nell'arte contemporanea , gli attribuirà quei fervidi riconoscimenti che, nonostante i molti e favorevoli giudizi sull'opera sua, fino ad ora mi sembra che siano mancati.


Enzo Carli, 1998





 
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